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Caso Revolut, Banca d’Italia monitora il data breach: coinvolti otto italiani

L’incidente avrebbe avuto origine dalla compromissione di una casella di posta certificata riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria. Le verifiche proseguono, mentre la società assicura che sistemi e fondi dei clienti sono rimasti protetti.

Caso Revolut, Banca d’Italia monitora il data breach: coinvolti otto italiani

Banca d’Italia sta seguendo con attenzione l’evoluzione del caso Revolut, dopo l’esposizione dei dati personali e finanziari di circa 680 clienti della società. Tra gli utenti interessati figurerebbero anche otto cittadini italiani.

L’incidente non sarebbe stato causato da un attacco diretto ai sistemi informatici della banca digitale. Secondo le informazioni emerse finora, alcuni dati sarebbero stati comunicati in seguito a richieste provenienti da un indirizzo apparentemente istituzionale, collegato a un dominio appartenente a un’amministrazione pubblica italiana.

Una casella PEC al centro delle verifiche

La vicenda sarebbe legata alla compromissione di una casella di posta elettronica certificata riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria.

Utilizzando un indirizzo ritenuto attendibile, i responsabili avrebbero inoltrato a Revolut richieste di informazioni presentandole come comunicazioni provenienti dalle autorità. La società avrebbe quindi trasmesso alcuni dati personali e finanziari ritenendo legittime le richieste ricevute.

Questo elemento rende il caso particolarmente delicato: non si tratterebbe di una violazione dell’infrastruttura informatica di Revolut, ma dell’utilizzo fraudolento di un canale istituzionale considerato affidabile.

Esposti i dati di circa 680 clienti

L’incidente avrebbe coinvolto complessivamente circa 680 utenti Revolut, residenti in diversi Paesi. Otto delle persone interessate sarebbero italiane.

Tra le informazioni potenzialmente esposte potrebbero figurare dati identificativi, indirizzi, documenti e informazioni relative ai conti o alle operazioni finanziarie. Al momento, tuttavia, non risultano compromessi i fondi depositati dai clienti.

Revolut ha inoltre precisato che i propri sistemi interni non sarebbero stati violati e che non avrebbe ricevuto richieste di riscatto per i dati sottratti.

Le indagini delle autorità italiane

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale avrebbe ricevuto la segnalazione del possibile incidente informatico il 12 settembre. Sebbene Revolut sia un soggetto di diritto estero e non rientri negli obblighi previsti dalla normativa nazionale NIS, la società avrebbe comunque comunicato spontaneamente l’accaduto.

Della vicenda sono state informate anche la Polizia Postale e la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Proseguono inoltre le interlocuzioni con Revolut per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e stabilire quali informazioni siano state effettivamente comunicate.

Banca d’Italia segue l’evoluzione del caso

Anche Banca d’Italia sta monitorando la situazione, mentre le autorità competenti continuano gli accertamenti.

Le verifiche dovranno chiarire come sia stato possibile utilizzare una casella di posta certificata istituzionale e se siano state adottate tutte le procedure necessarie per controllare l’autenticità delle richieste.

Il caso pone l’attenzione su un aspetto sempre più importante della sicurezza digitale: anche un sistema protetto può essere esposto a rischi quando un canale esterno considerato affidabile viene compromesso.

Cosa devono fare i clienti Revolut

Al momento non ci sono indicazioni che facciano pensare a un coinvolgimento generalizzato degli utenti italiani. I clienti possono comunque adottare alcune precauzioni:

- controllare regolarmente i movimenti del conto; - non comunicare codici, password o dati personali tramite email e messaggi; - diffidare dalle richieste urgenti di trasferimento di denaro; - verificare le comunicazioni direttamente attraverso l’app ufficiale; - attivare tutte le funzionalità di sicurezza disponibili; - segnalare immediatamente eventuali operazioni sospette.

Revolut dovrebbe contattare direttamente gli utenti eventualmente coinvolti. Chi non ha ricevuto comunicazioni specifiche non deve allarmarsi, ma è comunque opportuno mantenere alta l’attenzione contro possibili tentativi di phishing o frode.

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